“Luoghi comuni e comunità” (2011) non è un gioco di parole, ma l’individuazione di 50 opinioni sulle comunità, poco realistiche, anzi spesso chiaramente sbagliate.

Per esempio: è vero che le comunità per funzionare devono essere piccole? Ha senso, nelle comunità, la differenza tra i curanti “a pieno titolo” (medici, psicologi) e gli “assistenti” (educatori, riabilitatori, infermieri, OSS, ecc.). L’accentramento delle funzioni e dei ruoli è più funzionale della diluizione degli stessi? Ogni professionista deve restare nell’ambito delle proprio mansionario? O no? Il rapporto “uno a uno” con il singolo paziente è più efficace dell’inserimento nel gruppo?
Partendo dall’analisi di questi e altri “luoghi comuni” il libro si sforza di chiarire alcuni dei nodi della Terapia Comunitaria e di dare suggerimenti, paradigmi e proposte, tratti dalla mia lunga frequentazione con questo tipo di realtà.